Agli Oscar con la palla di vetro

Quiiiiiindi:

Nemmeno quest’anno ho avuto tempo di vedermi tutti i film candidati all’Oscar, anzi a dirla tutta ho visto solo Black Panther (che tutto mi aspettavo meno che lo nominassero, ma vabbé).

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Quel che mi piacerebbe fare, entro il 24 di febbraio, è riuscire a vedere almeno quelli candidati come  miglior film, così da avere tutte le conoscenze necessarie per potermi lamentare a ragion veduta quando poi a vincere sarà A star is born

Ebbene si, senza averne visto nessuno, nonostante ci siano sicuramente film più qualificati, predico che il miglior film sarà A star is born, perché, almeno sulla carta, ha molti elementi a suo favore:

  • Il film è, per una volta, popolare (mai quanto Black Panther, ma vabbé). Se c’è qualcosa che Hollywood ama di più di se stessa è un buon risultato al box office e non si può dire che questo film non l’abbia ottenuto, un po’ in tutto il mondo. Negli ultimi anni l’Academy (l’associazione che assegna gli, composta da attori, registi, produttori, vincitori e altre prominenti figure del mondo del cinema tutto, che siano in attività o in pensione) è stata spesso accusata di favorire film indie che, pur essendo magari belli, erano, di fatto, sconosciuti al grande pubblico. Questo è uno dei motivi per cui gli Oscar sono considerati un premio d’élite per l’élite, e c’è il serio rischio che nessuno se li calcoli più. Se a vincere fosse uno dei film più popolari dell’anno, amato dal pubblico e, tutto sommato, anche dalla critica, quelli dell’Academy ci guadagnerebbero in PR.
  • Si può dire che la casa di produzione stia mettendo su un gran bel battage pubblicitario. Ben 20 milioni di dollari. Se non per miglior film, mi sa che la statuetta per miglio attrice a Lady Gaga non glie la leva nessuno, sorry Olivia Colman e Glenn Close (che Di Caprio gli fa una pippa). Come insegna il signor Weinstein, una campagna pubblicitaria aggressiva con target l’Academy fa vincere miglior attrice anche a Gwinnet Paltrow.
Uno dei cartelloni pubblicitari affissi per le strade di Los Angeles in questo periodo.
  • Il plot del film, a quanto ne so io che non l’ho visto, è quel che si potrebbe dire un “mito fondante” di Hollywood: l’ascesa al successo di una bravissima signora nessuno, che grazie al suo talento diventa famosa e supera le avversità, un american dream visto con gli occhi dello star system. In più, è il quarto remake, QUARTO, di una storia che ha già dimostrato di piacere all’Academy. E’ valsa a Judy Garland uno dei più famosi Oscar snubs della storia e a Barbra Streisand la sua seconda statuetta iridata, quello per la miglior canzone (e mi sa che quest’anno facciamo il bis con Shallow).

Detto questo, anche Bohemian Rhapsody e Roma sono, per motivi analoghi, molto papabili. Bohemian Rhapsody l’han visto anche i muri (tranne la sottoscritta, aha), e per Roma, che pare sia davvero un bel film, pare che Netflix sta spendendo per pubblicità anche di più di A star is born.

Però, Bohemian Rhapsody (che a mio parere qualcosa vincerà, probabilmente il premio di miglior attore), non sta spendendo abbastanza per stracciare una così competitiva concorrenza.

Roma….è un film di Alfonso Cuarón (che un Oscar come miglior regista ce l’ha già) e prodotto da Netflix, che sta facendo di tutto per vincere. Ma il problema sta proprio in Netflix: si piegherà l’Academy, che di solito vota in modo estremamente tradizionale, a dare il premio più ambito a un film del un servizio streaming che è considerato il primo responsabile del calo di spettatori nei cinema?

 

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