Rhapsody, Bohemian

Non so se sono la persona più obbiettiva, quando si tratta di fare una critica oggettiva a questo film. Primo, perché non conosco bene la storia di Freddie Mercury. Secondo, perché le canzoni dei Queen mi piacciono davvero tanto. E probabilmente la maggioranza della gente che ha visto questo film si trova nella mia esatta posizione.

Mentre guardavo il film, mi sono resa conto che è esattamente come andare sul Katoon a Mirabilandia. Già a vederlo da sotto ti rendi conto che sarà un’esperienza. Vedi la gente appesa per le spalle a un vagoncino che fa il giro della morte, poi il cavatappi, con i piedi che quasi sfiorano gli alberi per poi tornare su contro il cielo, e li senti gridare divertiti. C’è una fila immensa per salire, ma che scorre stranamente in fretta. Tutti ci salgono almeno una volta e anche se c’è chi non lo ama, di sicuro il Katoon te lo ricordi. Non solo perché è fatto in modo da non darti grossi rinculi o scossoni, ma perché è un vero e proprio viaggio che ti immerge in un altro mondo, un misto tra i Maya e lo Stargate. Tutto fintissimo, ovviamente, però in qualche modo verosimile. Questo perché, chi l’ha concepito, sapeva esattamente cosa stava facendo.
Checché ne dicano gli amanti dell’High Speed, è la giostra più bella del parco.

Bohimian Rhapsody è anche lui un’esperienza. Anche prima di entrare in sala, sai già che, male che vada, ci saranno le canzoni dei Queen da ascoltare. L’han visto praticamente tutti, alcuni più volte, e anche chi non l’ha amato non ha potuto fare a meno di dire che gli attori fanno un ottimo lavoro, soprattutto Rami Malek, la cui unica pecca è quella di essere evidentemente più esile, come figura, di quel che era Freddie, anche se Freddie era solo 3cm più alto di lui. Di certo connette in modo organico e quasi indolore una canzone all’altra, e bilancia bene il ritmo tra recitato e musica, corre veloce da un momento saliente all’altro e quasi non ti rendi conto che non è davvero possibile che ti stiano raccontando davvero com’è andata. Mentre lo guardi, c’è una vocina nella tua testa che ti avverte che è inverosimile, ma tu la ignori con gioia e ti godi la prossima canzone. Questo perché chi l’ha girato ha dovuto ovviamente condensare molto e c’è riuscito discretamente.
Detto questo, non credo sia il film più bello tra i nominati all’Oscar quest’anno, ma per ora è la più bella esperienza che ho provato vedendoli. Come le montagne russe intrattiene senza farti granché riflettere, però sei felice di esserci salito, pronto per un altro giro.

Prima di vedere il film avevo sentito numerose polemiche di vario genere: Malek non canta, fa il playback. Ma vi immaginate se andavi a vedere un film sui Queen e a cantare era un attorucolo (senza offesa) con la dentiera? La gente smontava il cinema, ammucchiava le poltrone sotto al telo di proiezione e dava fuoco al tutto manco fosse Bastardi Senza Gloria.
Il film su un gay con l’AIDS non è abbastanza gay e non parla abbastanza di AIDS. A chi ha fatto questa critica vorrei far notare che Freddie non era solo un frocio, la sua vita è finita per colpa dell’AIDS, ma lui non era solo questo. Smettetela di considerare la gente esclusivamente in base al proprio orientamento sessuale. Tra l’altro se c’era uno a cui non piacevano etichette di questo tipo era Freddie Mercury, che ebbe un sacco di amanti uomini, ma anche donne.

Capisco invece un po’ di più tutti quei fan dei Queen che differentemente da me conoscono la storia di Freddie e della band e che si aspettavano un biopic un tantino più fedele. Come ho già scritto, anche se ne so pochissimo, mi sono accorta anche io che, per esempio, l’ordine con cui il film presenta le canzoni non è effettivamente quello in cui sono uscite. Quando hanno cominciato a parlare di We will rock you, mi sono ricordata che nel video ufficiale, Freddie ha i capelli lunghi ed ha la barba rasata male, mentre nel film al momento della registrazione si è già cambiato look, ha capelli corti e baffi, e siamo in un momento imprecisato dopo il 1980. Andando a controllare, la canzone è del 1977. Per carità, è una piccolezza. Lo so anche io che anche il biopic più fedele deve tagliare e riarrangiare la storia per motivi di tempo e ritmo, ma accorgermi di questa cosa mi ha portato a mettere in dubbio anche le altre parti del film che sembrano un po’ forzate e inverosimili, come le affermazioni tipo “siamo una famiglia”, o l’incontro con Jim Hutton, il perdono del padre o l’ansia prima di salire sul palco al Live Aid. Mi ha un po’ l’effetto di Patch Adams. Con un minimo di ricerca, mi sono resa conto che alcuni dei cambiamenti apportati dagli sceneggiatori sono ENORMI: uno per tutti, i Queen non si sono mai sciolti e non hanno mai smesso davvero di provare insieme. Prima del Live Aid, i Queen lavorarono a The Works, l’album di Radio Gaga, che uscì nell’84, a cui seguì un tour che terminò poco prima del Live Aid.

Però che belle le canzoni dei Queen.

Che invidia per chi li ha visti suonare dal vivo, per chi cantava con loro “Radio Gaga” tra la folla. Se potessi vedere un grande concerto del passato, sarei indecisa tra i Queen a Wembley nel 1986 (se devo dire la verità ci sono rimasta un po’ male che il film termini col Live Aid, perché per me i Queen SONO il concerto di Wembley del 1986) e i Pink Floyd a Venezia nell’89. E la forza di questo film, purtroppo per lui, non è nel film, ma nelle canzoni. Nell’ fenomeno immortale e prorompente che erano (e sono) i Queen.

Vivo in una città abbastanza grande, e nonostante siano passati quasi tre mesi da quando uscì il 29 novembre, qui il film è ancora nelle sale. È uno dei 20 film più visti di sempre in Italia. Ci sono spettacoli in italiano, in inglese e versioni sing along. Questo non è un film che si va a vedere, si va ad ascoltare.  Per questo soprattutto è difficile da giudicare: è inesatto, è eccessivamente sentimentale e un po’ semplicistico, ma le canzoni e i le storie di come vennero creati sono una gioia per i fan, che passano volentieri più di due ore in compagnia dei Queen e pagano volentieri il biglietto per tornare a vederli. Questo non è un bel film, è una bella esperienza. Perché tutti vorremmo essere stati lì a vederli dal vivo e cantare con loro e ora, in qualche modo possiamo.

Live Aid

6 per il film
10 per i Queen

8/10 per l’esperienza

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