Tutti i film di un dio minore

Per mancanza di tempo e cose da dire, ecco i film che mi mancavano da vedere tra i candidati a miglior film agli Oscar.

La Favorita

Dio se odio i film in costume. Se non fosse stato sulla lista dei candidati agli Oscar non so se l’avrei visto. Ma mi sarei persa davvero qualcosa. Pur parlando di parte del regno della regina Anna d’Inghilterra, è abbastanza sui generis. Se si riesce a passare oltre parrucche, crinoline e al datato British English di rito, il film è interessante e inaspettatamente divertente. Le tre protagoniste della storia regalano performance davvero incredibili, soprattutto Olivia Coleman, che interpreta la regina Anna, una donna infantile che si ritrova ad occupare un ruolo per cui non è tagliata e che suo malgrado si porta dietro un bagaglio di traumi davvero incredibile, che la lasciano in uno stato di perenne depressione. Una vera e propria trasformazione. Rachel Weisz ed Emma Stone interpretano due dame di compagnia di carattere diametralmente opposto che si trovano a competere per raggiungere lo stesso obbiettivo: ottenere i favori della regina. Lo scopo è però diverso, potere politico per l’una, riscatto sociale per l’altra.
Ancora una volta, Yorgos Lanthimos porta sullo schermo una storia interessante, dandole un tocco estremamente personale. Mentirei però se non dicessi che questo film non è per tutti. Come The Lobster, sono sicura che, per temi e modi, sia troppo strano per piacere a un grande pubblico. In più è un po’ lento e parla di donne, d’amore e di una guerra che non si vede. Però provate a vederlo. Come a me, potrebbe piacervi.

8,5

BLACKkKLANSMAN

Grandissimi Adam Driver e John David Washington

Queste son state davvero due ore spese bene. Confesso che non avevo mai visto un film di Spike Lee prima. Dopo questo me li recupero di sicuro. Anche questo film si basa su una storia vera, quella di un poliziotto sotto copertura che si infiltra nel Ku Klux Klan. Plot twist: è nero. Con i membri del Klan parla per telefono e manda un suo collega, bianco ma ebreo, sotto copertura quando si tratta di incontrarli di persona. Lee ci mostra una polaroid della società americana degli anni ’70, con le sue sfaccettature e le sue varie complessità: il ragazzo nero che crede nella giustizia e vuole cambiare il sistema dall’interno; l’ebreo bianco, ebreo solo per discendenza, che si trova a riflettere suo malgrado sul suo retaggio; la giovane attivista nera che odia (a ragion veduta) i poliziotti bianchi; il capo della polizia, in bilico tra razzismo e diffidenza nei confronti dei manifestanti neri che chiedono di aver più diritti, e i membri del KKK, che sono esattamente razzisti come te li aspetti. (certo, Spike Lee non presenta personaggi del KKK sfaccettati come lo sono i buoni, ma dobbiamo dare ancora a questa gente il beneficio del dubbio o un alibi? Io non credo) Il film vuole essere anche un friendly reminder della storia dei neonazisti in america, che purtroppo stanno tornando alla carica guidati da Trump. Durante il film vengono spesso usati slogan che poi son stati ripresi dalla sua campagna elettorale o che sono stati coniati apposta. Il finale del film è un vero e proprio montaggio di immagini dei notiziari che documentano lo stato dei neonazisti in America oggi. La sottile metafora che il film aveva costruito fin lì se ne va a quel paese e se non l’avevi capita Spike te la sbatte in faccia. La cosa non mi ha fatto impazzire, però forse questi son tempi in cui è necessario ribadire l’ovvio.

8,5

Black Panther

Ebbene si, anche questo l’han candidato agli Oscar. Non si sa se per merito del film, o se per lavarsi la coscienza di non aver candidato, negli anni, più film con cast di attori di colore, in cui non ci siano molti bianchi a fare da mediatori col pubblico da casa, che poi poverini potrebbero rimanerci male. E’ anche il primo film di supereroi candidato agli Oscar, e c’è chi si è affrettato ad affermare che Black Panther non sia nemmeno il film di supereroi più bello dell’anno. Io non lo so. Mi son divertita mentre lo guardavo, però diciamocelo, è abbastanza una storia già vista: la nazione estremamente potente che deve decidere se rivelarsi o meno al resto del mondo (sembra un po’ il dilemma di Supermen). Alla guida della nazione sta per essere eletto un giovane e saggio principe, che viene sfidato da un avversario altrettanto capace ma dal cuore malvagio. L’eroe, dopo essere stato sconfitto e quasi ucciso, torna dalle sue ceneri, combatte il cattivo e vince. Il bene prevale sul male. Anche se si rende conto che uccidere un fratello è sbagliato, e che questo aveva le sue ragioni per combattere. E si menano parecchio. E si sparano parecchio. Divertente e pieno di modelli positivi a cui ispirarsi per i bambini di colore di tutto il mondo, è il film (tra quelli in gara) che ha guadagnato di più, sia per quanto riguarda il box office americano, che quello mondiale. Se vince questo, mi spoglio nuda e ballo sotto la pioggia.

7

Green Book & Vice

Green Book

Non ho fatto in tempo a vederli, quindi non darò un opinione. Mi limiterò a riportare notizie e impressioni per cui non credo che sti due abbiano gran possibilità.
Green book è un film che parla di razzismo negli anni ’50, quando un musicista nero viene accompagnato in tour per gli stati del sud da un autista italiano. Racism ensues (credo). Il bianco impara che i neri non sono così male, il nero impara che i bianchi son razzisti, ma non tutti. (credo) Il film è stato molto criticato perché è semplicistico, buonista e, pardon, bianco e nero. La storia è vista dal punto di vista del bianco e basata su un libro da lui scritto. La famiglia del cantante si è dissociata. Non un gran segno.

Vice: Christian “datemel’Oscar” Bale

Vice è il solito film biopic su un personaggio politico americano controverso che finisce agli Oscar più che altro perché sembra che sia impossibile che succeda altrimenti. Sti film ci son sempre e non vincono mai. Ovviamente non potevamo farci mancare l’attorone che si presta ad essere truccato in modo da risultare quasi irriconoscibile, in questo caso il classico Christian Bale (che io proprio non riesco ad apprezzare e che è il motivo per cui non ho visto il film), che anche sta volta è ingrassato inutilmente, quando avrebbero potuto truccarlo e non si sarebbe accorto nessuno. (tagliavano quelle due scene di lui a torso nudo e buona notte, tanto non credo aggiungano nulla alla storia). E tutti a dire: dateglielo l’Oscar come miglior attore, non avete visto come si è ridotto solo per un ruolo? No, non l’ho visto. Han rotto i coglioni che uno è miglior attore solo perché si tortura. Non serve che cammini tre giorni in mezzo alla tundra o ingrassi 30 kg, dovresti essere in grado di far finta di avere freddo, risultare credibile anche quando indossi una pancia finta. Essere dediti e sacrificarsi per qualcosa non significa necessariamente essere bravi in quello che si fa.
Poi magari son critiche totalmente immeritate perché lui è bravissimo e il film è interessantissimo, ma se non vince nulla, son 132 minuti della mia vita che passerò a fare altro. Con gioia.

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Una risposta a "Tutti i film di un dio minore"

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  1. Sono totalmente d’accordo, ormai per i biopic è praticamente scontata la presenza agli Oscar. Tra l’altro anch’io ho commentato la notte degli Oscar nel mio ultimo post… spero che ti piaccia! 🙂

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